Ecologia 2.0

Spunti di ecologia partecipativa
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Il cargo vola…

novembre 13, 2009 By: marcello Category: mobilita' No Comments →

Ieri Air France Klm Cargo attraverso la sua newsletter periodica ha inviato a tutti i clienti la comunicazione in cui annuncia di essere, a partire dal 16 novembre, nuovo GSA (Agente Generale di Vendita) di Alitalia Cargo.

Continua su.. il Blog di Marcello Saponaro

 

Traffico aereo Malpensa crescerà senza Alitalia (Intervista a Marco ponti)

aprile 06, 2008 By: lele Category: Ecoappunti Marzo 2008 No Comments →




Il futuro dell’aeroporto della brughiera varesina è legato a tanti fattori, quello ambientale è sempre stato all’ultimo posto.

Al vertice dell’Ue di Essen (Germania) del 1994, la costruzione della nuova aerostazione fu inserita tra i 14 progetti infrastrutturali europei.

Il governo Berlusconi ritenne di derogare all’obbligo della Valutazione d’Impatto Ambientale

 

Questione Alitalia, ciascuno ha detto la sua. Dipingendo scenari ora catastrofici legati alla desertificazione dello scalo e alla riduzione drastica dei posti di lavoro, ora fiduciosi in un mercato che, dati alla mano, si dimostra essere in vivace crescita. Marco Ponti, ordinario di economia dei trasporti al politecnico di Milano, ci ha dato il suo contributo da massimo esperto quale è della “logistica dei cieli”.

Vendere Alitalia, salvaguardare Malpensa, da dove possiamo iniziare per fare un po’ di chiarezza su due questioni che l’informazione pone come inconciliabili?

Iniziamo dalle origini del male e cioè dalle cause della situazione disastrosa di Alitalia che impone la vendita della compagnia, e diciamo da subito che fu la politica del nord a chiedere ad Alitalia di fare una sua base operativa anche a Malpensa. Badi bene, dico base, non solo un sistema hub and spokes, perché quello è un altra cosa…Quel sistema suppone molti voli locali che alimentano quelli di lunga distanza, ma le due cose possono non coincidere.

Alitalia non ha dimensioni tali da potersi permettere due basi. Mantenerle gli costa, in termini di perdite generate, circa 200 milioni di euro all’anno, ma d’altra parte non poteva esimersi dall’eseguire la volontà politica, perché è comandata dalla politica. Maurizio Prato (Presidente di alitalia, ndr) l’ha detto: due basi noi non ce le possiamo permettere.

E ora il nord in modo irragionevole continua su questa strada del chiedere la doppia presenza. La moratoria promossa dalla Regione in pratica chiede per altri tre anni il prolungamento di questa situazione che, l’hanno dimostrato i fatti, non ha portato a nulla di buono. Alitalia è romana: ha piloti romani, personale romano, uffici a Roma. Mantenere questa doppia base vuol dire continuare a generare perdite.

 

Ma pur di mantenere uno pseudo-hub a Malpensa si rischia di fare andare a gambe all’aria la trattativa con Air France, imponendogli di non cambiare nulla per tre anni.

Si, questo è vero, ma facendogli però anche uno sconto per l’acquisto. Uno sconto di circa 600 milioni, calcolando che queste perdite stimate in 200 milioni di euro all’anno continueranno per i tre anni di congelamento forzato. Peccato che alla fine quei soldi li pagheremmo ancora noi cittadini, perché di fatto non entrano nelle casse dello stato. E’ anche questa una forma di assistenzialismo, per lo più occulta. Lo stesso assistenzialismo che per anni ha tappato i buchi di Alitalia coi soldi dei contribuenti. Abbiamo già pagato abbastanza per questo carrozzone costretto dalla politica a una gestione tutt’altro che saggia…

 

Giù le mani da Alitalia, questo vuol dire alla politica?

Non solo alla politica, anche ai sindacati…ma tornando alla politica, quella del nord ha una visione sostanzialmente ostile al mercato, arrivano al punto di danneggiare i cittadini pur di proteggere i monopoli, che per loro sono sempre e comunque migliori della libera concorrenza. Ma ai milanesi interessa avere buoni servizi a prezzi bassi, mica mantenere le mani della politica su Alitalia per permettere di alimentare clientelismi e quant’altro di poco nobile c’è alla base di questa ostinazione.

La visione del Nord non si è evoluta, nonostante l’evidenza dei fatti. E le dirò di più, anche dopo la vendita (perché se non si vende, e anche velocemente, Alitalia fallisce) la politica del nord continuerà a chiedere un trattamento di favore per la compagnia che si insedierà. Ma questo a danno dei cittadini consumatori, che in questo regime di monopolio non possono contare sul miglioramento dei servizi e sull’abbassamento dei costi che invece garantisce una libera concorrenza, nei cieli come in qualsiasi altro settore.

 

Si spieghi meglio

La politica del nord vuole tenersi qui Alitalia, o vuole che al suo posto ci venga qualche altra compagnia da privilegiare, qualche altro monopolista. Perché l’aeroporto è una fonte di quattrini straordinaria e il fatto di avere soluzioni monopolistiche consente di avere aeroporti più redditizi, quindi di introitare di più. Se si apre la concorrenza, gli aeroporti diventano come si dice, magri e cattivi. Perché la concorrenza stimola l’efficienza. E allora non sarà più così facile che arrivino ricchi dividendi al Comune, tipo quelli che ha pagato la SEA al Comune di Milano due anni fa.

 

Ma secondo lei se Air France comprerà Alitalia e dismetterà le rotte intercontinentali da lì, per Malpensa sarà davvero una tragedia?

Il mercato favorisce gli aeroporti piccoli, guardi cosa è successo in quelli dove hanno iniziato a volare i low cost. e poi quello dei voli è un mercato in crescita. Ed non dimentichiamo che sono stati proprio i low cost a rompere i monopoli. E le compagnie low cost sono nate nonostante l’opposizione degli stati. Ryan Air ad esempio, che è irlandese, non ha più la sua base a Dublino ma ha sede in Inghilterra. Perché gli stati nazionali proteggono le compagnie di bandiera.

 

Scusi ma se Malpensa perderà il ruolo di hub allora da Milano non avremo più voli intercontinentali…

Non è detto. Il modello di aeroporto che sostituirà l’hub sarà il point to point: questo modello crescerà perché tutti gli aeroplani moderni riescono a percorrere rotte più lunghe. Checchè se ne dica ogni anno aumentano sempre di più gli italiani che volano. La questione di Malpensa che si ridurrà deserta a mio avviso è stata gonfiata politicamente ad arte. Perché se è vero che nel nord c’è un mercato così buono, il posto lasciato libero su Malpensa verrà occupato da qualcun altro. Così Milano potrà comunque offrire voli verso New York, che partono da Malpensa o Linate. Nel frattempo, le faccio un esempio pratico: io tra pochi giorni devo andare e New York. Ho guardato i voli e alla fine ho scelto un Linate –Amsterdam, Amsterdam – NY piuttosto che un diretto Malpensa-NY. Perché è vero, forse è meno comodo, ma sicuramente è più economico. E lei pensa che le logiche degli industriali lombardi siano poi così diverse dalle mie?

 

Allora non è archiviata l’idea di una terza pista?

Di potenziare Malpensa attualmente non c’è necessità. E anche fosse sfruttare al massimo Malpensa non vorrebbe dire nell’immediato fare una terza pista. Detto questo, nell’azione di vari comitati ravviso un atteggiamento NIMBY: potenziate pure, ma non in casa mia. E poi anche il dramma della terza pista vorrei riportarlo alle sue dimensioni reali: mica è un’autostrada una pista di atterraggio e decollo. Si tratta circa di 4 chilometri di strada asfaltata, come impatto complessivo, non molto di più.

 

Si, ma nel bel mezzo del parco del Ticino…

Si, questo è vero, non è certo il massimo che si mangi via una parte del parco ma ribadisco che si tratterebbe di un intervento modesto. Gli aeromobili moderni fanno rotte lunghe, ma non sono necessari quadrigetto, bastano i bireattori, che necessitano di piste meno ingombranti. E poi i confini del parco si possono sempre allargare da un’altra parte.

 

L’unione europea ha stabilito la liberalizzazione dei voli transatlantici e lei ci descrive la nostra politica come paladina dei monopoli?

Attualmente tutti i voli intercontinentali sono monopolistici. Ciascuna compagnia per volare su tratte intercontinentali deve avere l’autorizzazione dei due stati che di comune accordo le danno il permesso. L’unione europea con coraggio e bravura ha deciso di liberalizzare le rotte transatlantiche dal 2008. Avremmo molto da guadagnare da questo provvedimento. La speranza è che si diffonda e che l’Italia chieda di liberalizzare anche altre rotte, soprattutto quelle su India e Cina. Questo farebbe bene all’Italia perché senza dubbio metterebbe una spiana nel fianco ad Air France (ammesso che sia lei a chiudere la trattativa per Alitalia, ndr) costringendola a rendersi più competitiva sul mercato, in buona sostanza cioè ad abbassare i prezzi. La libera concorrenza giova ai passeggeri. Le mani della politica sulle compagnie e i monopoli invece sono dannosi. Alitalia è la dimostrazione. Certo così è più facile per la politica mantenere le proprie clientele.

 

Secondo lei il prossimo governo cambierà posizione sulla vendita di Alitalia a Air France?

Non credo. Perché se Alitalia non vende a Air France fallisce. E deve vendere velocemente anche perché i soldi hanno le loro logiche e quando finiscono non si pagano più gli stipendi.

Ma c’è un problema, anzi due: da un lato Air France ha detto “niente interferenze”, dall’altro è lei stessa a chiedere di essere monopolistica. Sennò perchè mai dovrebbe comprarsi Alitalia? Se non per gli slots e gli elementi di monopolio che ancora conserva? Questo equivale a dire che Air France vuole garanzie che non si liberalizzi. Per questo mi spingo oltre e le dico, paradossalmente, che forse bisogna sperare che Alitalia fallisca, perché in buona sostanza l’unica cosa che chiede Air France è di rallentare la liberalizzazione. Il settore inoltre è in rapida crescita, al contrario di altri, per cui i problemi occupazionali non sarebbero certo drammatici, garantendo qualche normale “paracadute” temporaneo agli addetti.

Eliana Pasquini







Punti di vista

aprile 06, 2008 By: lele Category: Ecoappunti Marzo 2008 No Comments →




Mai come per l’affaire “Alitalia” (e Malpensa) la politica ha parlato senza numeri alla mano, senza ascoltare i tecnici, senza valutare le conseguenze delle proprie parole. Si sono visti padani difendere la romanità di una compagnia aerea decotta, industriali strillare contro il mercato e un governatore lavorare contro il governo. Il contributo di Marco Ponti non esprime la nostra posizione su alcune importanti questioni ma ha il merito di spazzar via molta della propaganda nordista girata in questi mesi.

Red.