Una vittoria dei territori: L’acqua rimane pubblica
Il Consiglio regionale
ha votato le modifiche richieste da centrosinistra, comuni e comitati.
Ora la battaglia si sposta
a Roma in Parlamento
A fine gennaio il Consiglio regionale ha votato il via libera alle modifiche alla legge regionale sul servizio idrico integrato. Determinante l’impegno portato avanti dal centrosinistra, che ha raccolto le vibranti proteste da parte dei sindaci lombardi contro la proposta di privatizzazione dell’erogazione dell’acqua. Alla fine, quindi, la maggioranza ha accettato di condividere il testo con l’opposizione.
Dopo un anno di serrate trattative, centrosinistra e comitato dei sindaci referendari hanno raggiunto un’importante vittoria. Il Progetto di legge 291 di modifica della n°26/2003 sul servizio idrico integrato è stato, infatti, emendato accogliendo tutte le richieste dei sindaci, fatte proprie dall’opposizione in Consiglio regionale. Il testo è stato, quindi, votato in modo unanime, con il consenso di Pd, Prc, Sinistra Democratica e Verdi. L’approvazione del Pdl 291 va incontro alle ragioni che avevano spinto 154 comuni lombardi a raccogliere le firme per indire un referendum abrogativo regionale.
A un testo inizialmente inaccettabile, la Giunta regionale aveva in seguito presentato in Commissione quattro emendamenti che recepivano in pieno le istanze dell’opposizione e dei sindaci. E così, da un lato sono stati sanati i principi di incostituzionalità della legge 26/03, dall’altro si è risposto ai quesiti referendari. Nello specifico, è stato reso possibile per i comuni scegliere la gestione diretta (in house) del servizio di erogazione dell’acqua, eventualità precedentemente esclusa dalle leggi regionali in vigore e dalle successive modifiche. È stato inoltre affermato il principio secondo cui le reti e gli impianti di distribuzione devono rimanere di proprietà interamente pubblica.
Il Consiglio regionale ha quindi definitivamente cancellato le parti della legge che obbligavano i comuni a privatizzare l’acqua. Con le modifiche introdotte, ai comuni lombardi (riuniti nei 12 Ato, Ambiti territoriali ottimali) è ora consentita la possibilità di gestire il servizio idrico tramite società totalmente pubbliche, senza ricorrere ad alcuna gara, passaggio, quest’ultimo, che avrebbe aperto l’ingresso ai privati.
Si tratta ora, a livello di singoli Ato, di applicare gli scenari aperti delle modifiche di legge: gli ambiti devono adeguare i rispettivi piani, affidando direttamente gestione ed erogazione dei servizi idrici alle stesse società patrimoniali – proprietarie di reti ed impianti – già costituite in molti Ato lombardi.
“In tutta la Lombardia – dice Roberto Fumagalli, del circolo ambiente “Ilaria Alpi” – si potrà mantenere la gestione dell’acqua tramite le aziende pubbliche locali, senza cadere nelle logiche della finanziarizzazione e degli intrecci societari che, nel disegno della giunta Formigoni, avrebbero permesso ad A2A di lanciarsi alla conquista della gestione dell’acqua di tutta la Regione, unitamente ad energia, gas e rifiuti”.
Ora la partita si sposta sul piano nazionale, dove i comitati che si battono per la proprietà pubblica dell’acqua chiedono la modifica della norma nazionale (l’art. 23 bis della legge n. 133, votata nell’agosto del 2008), che a sua volta “obbliga” a ricorrere alla gara per l’affidamento dei servizi pubblici, definiti di rilevanza economica.
L’acqua deve essere dichiarata un diritto umano, privo di interesse economico. Questa la richiesta fondamentale dei comitati.
Red.

