Ecologia 2.0

Spunti di ecologia partecipativa
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Archive for marzo, 2009

Abusi edilizi Verdi, Pd e Lega: “Ponzoni si dimetta”

marzo 18, 2009 By: lele Category: ecoappunti Marzo 2009 No Comments →

La famiglia dell’assessore all’ambiente è coinvolta in uno scandalo immobiliare legato alla costruzione senza permesso di una villa edificata a Cesano Maderno (Mb)

“Gli approfondimenti emersi, che confermano l’abuso edilizio commesso dai famigliari di Ponzoni, ci fanno ribadire la richiesta di dimissioni. Il massimo vertice regionale che si deve occupare di difendere l’ambiente non deve neanche essere sfiorato dal solo sospetto di abusi edilizi”.
Con queste parole i consiglieri regionali di Pd e Verdi, Giuseppe Civati e Carlo Monguzzi, ribadivano (e ribadiscono tuttora) la richiesta al presidente della giunta Roberto Formigoni di revocare l’assessore regionale all’ambiente Massimo Ponzoni, la cui famiglia (moglie, cognato e suocera), come ha riportato il quotidiano la Repubblica, citando fonti inoppugnabili, è coinvolta in una vicenda di abuso edilizio nel comune di Cesano Maderno.
Le fonti, come riportiamo anche noi, sono l’ordinanza del Tribunale amministrativo regionale della Lombardia del 22 gennaio scorso, che respinge la richiesta di annullamento dell’ordinanza del Comune, che impone l’abbattimento dell’immobile di proprietà della moglie dell’assessore all’ambiente, appunto perché abusivo.
Dalle mappe catastali relative all’immobile che il Tar ha ordinato di radere al suolo risulta con evidenza che il foglio 30 particella 201 si riferisce a un edificio classificato A7 (abitazioni in villini, secondo la tabella ufficiale delle categorie catastali) non di 80 metri quadri, come ha cercato di spiegare Ponzoni, ma composto da una taverna e da un piano terra di 85 metri ciascuno. Il Tar nel dispositivo ha inoltre accusato i parenti dell’assessore “di aver presentato documentazione dolosamente infedele in ordine alla data di ultimazione dei lavori”, per questo gli atti sono stati trasmessi alla procura della Repubblica competente per il reato di falso.
“L’esponente della giunta, nel tentativo di difendersi, ha sostenuto essere un rustico ciò che invece risulta essere un villino di proprietà della moglie e del cognato a Cesano Maderno, che il Tar della Lombardia ha decretato essere abusivo e pertanto da abbattere”, rilanciavano i due consiglieri regionali respingendo i tentativi di minimizzare l’accaduto di Ponzoni, che ha detto anche di non abitare a Cesano ma in un altro comune.
Ma questo, per i due esponenti, non è motivo sufficiente: “Un assessore all’ambiente non può assistere al fatto che l’abuso sia commesso e che per di più i propri famigliari chiedano, fortunatamente invano, di sanarlo. Per questo crediamo che non sia adatto a fare il responsabile dell’ambiente. In quel ruolo serve una figura al di sopra di ogni sospetto, che metta al primo posto la lotta all’abusivismo e la tutela del territorio lombardo. Di questo grave infortunio Formigoni non può non tenerne conto”.
Un po’ tutta l’opposizione ha rimarcato che i fatti riportati dall’ordinanza del Tar, che coinvolgono direttamente la famiglia di Massimo Ponzoni, “lo rendono incompatibile con un ruolo che dovrebbe avere come precondizione il rispetto delle regole e come mandato la difesa del territorio, la lotta all’abusivismo e la tutela dell’ambiente. Non ci sono altre possibilità: deve lasciare l’incarico”.
Anche nella maggioranza si registrano forti malumori. La Lega nord non fa sconti. “Trovare parole per giustificare a tutti costi quanto è successo non è facile – commentava con Repubblica il capogruppo del Carroccio in Regione Stefano Galli -. In questo momento sarebbe opportuno un gesto importante da parte dell’ assessore Ponzoni per non rendere complicata e difficile la vita all’ interno della maggioranza sarebbe bene che ne traesse da solo le conseguenze”.
M.V.

Attacco al Parco agricolo Sud Milano

marzo 18, 2009 By: lele Category: ecoappunti Marzo 2009 1 Comment →

Il Consiglio direttivo dell’ente, all’inizio dello scorso dicembre, ha avviato la procedura per consentire nuove edificazioni all’interno dell’area protetta

La variante alla normativa – di questo si tratta – istituisce le “Aree di ricomposizione dei margini urbani e di riqualificazione paesistica e ambientale, di interesse pubblico e di riassetto urbanistico”, in sostanza aree nelle quali i sessantuno comuni del Parco potranno decidere di insediare nuove case e nuovi capannoni.
Questa operazione arriverà a consumare circa 500 ettari di parco, ai quali si aggiungeranno altri 360 ettari nel Comune di Milano (Piani di cintura urbana).
La delibera del Consiglio direttivo è passata con 5 voti a favore (Pd, Socialisti, Sinistra Democratica e Udc) e 4 contrari (Forza Italia, Verdi, agricoltori e ambientalisti). Ancora una volta, su questioni anche cruciali, il voto determinante della presidentessa del Parco, l’assessore provinciale all’ecologia Bruna Brembilla, è stato difforme da quello degli ambientalisti e da quello degli agricoltori. Siamo quasi alla fine del mandato amministrativo, e non sarà un bellissimo ricordo quello che lascerà l’attuale governo del Parco, soprattutto se considerato accanto al carente apparato organizzativo che ha generato a sua volta scarsissima efficienza amministrativa, con comuni e cittadini che aspettano mesi per banali autorizzazioni.
La variante normativa approvata dal Direttivo, dovrà ora passare due volte dal Consiglio provinciale e, stante le opposte posizioni in seno alla maggioranza del Presidente Filippo Penati, non sembra questo essere un buon viatico per l’imminente campagna elettorale.
Senza contare che, una volta adottata dalla Provincia, la norma dovrà essere approvata definitivamente dalla Giunta regionale, alla quale è oggettivamente difficile appellarsi per chiedere il suo stralcio.
Nel momento in cui da più parti – scientifiche, politiche, associazionistiche – e a tutti i livelli – locali, regionali, nazionali – sono molte le voci che lanciano l’allarme sull’esagerato consumo di suolo e sulla necessità di bloccarlo, l’ente Parco Sud, gestito da un’amministrazione di centrosinistra, si muove in contro tendenza e apre un varco pericolosissimo nell’area protetta regionale che, più di altre, è nata proprio con lo scopo di fermare la cementificazione del sud milano.
Peccato.
Paolo Lozza

Parchi per un futuro sostenibile

marzo 18, 2009 By: lele Category: ecoappunti Marzo 2009 No Comments →

E’ in discussione da mesi la revisione della legge regionale delle aree protette. Siamo preoccupati perché sembra un tentativo di smantellamento e non di modernizzazione della legge quadro che è stata avanguardia


Non ci stancheremo mai di ripeterlo: la Lombardia ha la più bella legge in materia di aree protette che si possa immaginare, conosciuta come la ottantaseiottantatre,  suona come un mantra per gli ambientalisti. Per oltre venticinque anni grazie a questa legge si è tutelato oltre il venti per cento del territorio. Un sistema ricco e complesso di territori geografici e culturali, i ventiquattro parchi lombardi rappresentano tutto il ventaglio possibile del paesaggio lombardo, naturale e urbanizzato. Nei parchi vive una buona parte della popolazione lombarda, si fa ospitalità e turismo, educazione ambientale, attività economica e costruzione di biodiversità, valorizzazione di prodotti e delle culture locali.
E’ stata una legge rivoluzionaria, ha anticipato di anni contenuti culturali ritrovati poi nella Direttiva Europea Habitat, in Rete Natura 2000, nel Protocollo Internazionale di Rio sulla biodiversità, nella Convenzione Europea sul Paesaggio. Ha concretamente dato vita ad un sistema di governo territoriale basato sulla sussidiarietà, con i comuni consorziati nell’ente gestore del Parco, che assieme hanno compiuto scelte collettive, sperimentato progetti innovativi di sviluppo sostenibile.
Questa legge sta per essere superata da un nuovo testo in discussione presso la commissione Ambiente del Consiglio. Non si tratta di puro adeguamento alle nuove normative, soprattutto comunitarie, ma di una nuova legge quadro. La ottantaseiottantre sarà archiviata e la nostra principale preoccupazione è che con essa sia archiviato anche quello che ha prodotto in questi anni. Deve essere chiaro che il sistema dei parchi regionali, la loro estensione e caratteristiche non si toccano e che anzi la nuova legge dovrà dare loro una marcia in più.
Ci sarebbe tanto da sperimentare in tema di aree protette. Infrastruttura verde, parchi come agenzie per uno sviluppo sostenibile, fabbrica di natura. Sono termini che ben danno l’idea di ciò che all’interno del parco si deve compiere: conservazione e sviluppo sostenibile, natura, difesa della biodiversità e contemporaneamente incentivazione di attività compatibili,come agricoltura di qualità, turismo, valorizzazione del patrimonio culturale, e piccole attività artigianali. I parchi come laboratori, motori di economie territoriali e locali, le zone protette come risposta creativa alla crisi economica. Sono le scommesse culturali che avremmo voluto trovare nel testo in discussione, ma non c’è traccia di questa tensione e spirito innovativo. Non parte con il nuovo testo alcuna avventura stimolante: il dibattito è tra il peso che deve avere la giunta regionale e il peso che deve avere il parco, il tentativo è quello di togliere funzioni di pianificazione urbanistica e per i Comuni sarà possibile rivolgersi direttamente alla Regione per ottenere di poter fare ciò che il Parco gli ha vietato. Come andrà non lo sappiamo in questo momento. Le audizioni con le associazioni ambientaliste, con i parchi, con i rappresentanti dei comuni, gli agricoltori (la città invade la campagna ad una velocità di 10 ettari al giorno in Lombardia) ci fanno dire che il fronte è compatto. Sarà una delle vertenze ambientaliste di questo fine inverno – inizio primavera.
Rita Zuccolin

Dorsale verde nord Milano dal progetto ai finanziamenti

marzo 18, 2009 By: lele Category: ecoappunti Marzo 2009 No Comments →

Un’idea degli ambientalisti da vent’anni è diventata un progetto e un inizio di realizzazione grazie alla partecipazione dei Verdi al governo della Provincia di Milano

Il tema della Dorsale Verde Nord Milano, il progetto cioè di costruire nel tempo la rete ecologica principale, è idea antica che ha iniziato a prendere forma fin dai primi passi del Piano territoriale di coordinamento provinciale. Il termine Dorsale Verde ha invece cominciato a diventare familiare più di un anno fa. Quando, cioè, il lavoro che abbiamo messo a punto – da un lato l’adeguamento del Ptcp, dall’altro la promozione e la crescita delle aree protette – ha permesso di focalizzare con chiarezza questo progetto strategico di grande respiro.
Qualche dato per capirne l’importanza. Innanzitutto vale la pena di ricordare che il progetto si concentra sugli interventi di salvaguardia e sviluppo di aree verdi in una delle zone più urbanizzate e congestione d’Europa: la porzione a nord del capoluogo milanese. Qui il modello di sviluppo dissipativo del suolo ha toccato vertici impensati ed è indispensabile predisporre un disegno capace di salvaguardare porzioni importanti di territorio e garantire continuità ai corridoi ecologici, per definire un quadro futuro in termini di ecologia del territorio.
Questo disegno si chiama Dorsale Verde Nord Milano: una fascia di territorio protetto che permetta di collegare una serie di parchi regionali e locali presenti a nord di Milano, per disegnare un percorso naturale che va dal Parco del Ticino a quello dell’Adda Nord. Un corridoio verde lungo 65 chilometri, con una larghezza che può variare da 17 km a un minimo di 50 metri, con una superficie complessiva di 29 mila ettari.
La proposta della Dorsale Verde permette di salvaguardare importanti spazi liberi, garantisce all’agricoltura un ruolo attuale anche in prospettiva futura, disegna una maglia di aree boscate per contrastare le emissioni nocive e fornisce strumenti per ricostruire il paesaggio combattendone la banalizzazione. Un’idea che porterà alla costruzione di un territorio migliore e più amico dei cittadini.
Ma anche i progetti più belli hanno bisogno di essere tradotti in pratica, pena il loro confinamento nel libro dei sogni. E allora sono stati compiuti i primi passi per dare alla Dorsale una sua fisionomia concreta. Per questo la Provincia di Milano ha emesso nello scorcio finale del 2008 un bando per finanziare i progetti finalizzati a realizzare i primi interventi inseriti nel quadro complessivo tracciato dalla Dorsale. Oltre 840.000 euro sono stati messi a disposizione dei Comuni e dei Parchi che hanno presentato proposte rapidamente attuabili: una delle prescrizioni, infatti, prevede che i lavori siano ultimati entro l’agosto 2010. Sono stati selezionati otto progetti ai quali destinare finanziamenti che serviranno di supporto alla disponibilità propria dei soggetti che hanno avviato la proposta: tre Comuni, due Parchi regionali e tre Parchi locali di interesse sovracomunale.
Pietro Mezzi
Assessore al Territorio e Parchi
Provincia di Milano

Parco spina verde: Tutelare il Monte Bisbino.

marzo 18, 2009 By: lele Category: ecoappunti Marzo 2009 No Comments →

Allargare questa zona protetta significa dare un impulso alle attività economiche ecocompatibili, oltre che a preservare un territorio incontaminato che collega la Lombardia al Canton Ticino

Tutelare il paesaggio come patrimonio per lo sviluppo sostenibile. Questo l’obiettivo del progetto di legge a tutela del Monte Bisbino presentato dal consigliere Marcello Saponaro. L’idea è quella di includere l’area di questa montagna che comprende i Comuni di Cernobbio, Moltrasio, Malianico e Carate Urio, in provincia di Como, nei confini del già esistente Parco regionale spina verde, che si estende sulla fascia collinare dal colle del Baradello al Sasso di Cavallasca. “La tutela del territorio – dice Saponaro – non può e non deve essere intesa come semplice vincolo ma come occasione di nuove e migliori opportunità. Perché la salvaguardia del paesaggio spesso è condizione indispensabile per un migliore sviluppo economico, soprattutto in zone come quella del Monte Bisbino, che possono puntare sul turismo di qualità per il futuro, forti anche della loro vicinanza a Milano, da cui dista pochi chilometri e a Como”.
Il Parco regionale spina verde è stato istituito nel 1993 con la Legge regionale n. 10 del 4 marzo e la gestione è stata affidata ad un consorzio tra la Provincia di Como ed i comuni interessati.
“Includere nei suoi confini il Monte Bisbino -spiega Saponaro -, vetta delle Prealpi Lombarde che raggiunge i 1.325 metri di altezza estendendosi anche in territorio svizzero, significa creare un corridoio transnazionale di aree protette, che arriva fino al Parco svizzero del Monte Generoso”. La vetta domina il lago di Como, e si affaccia anche sul Maggiore e su quello di Varese. La vegetazione è costituita da abetaie e bosco ceduo e merita una particolare attenzione in termini di tutela poiché presenta una ricca varietà floristica. “Questi fattori – prosegue Saponaro – fanno del Monte Bisbino una meta molto ambita per gli escursionisti ed è importante che il paesaggio rimanga invariato e che la flora sia conservata”.
L’interesse alla tutela regionale del Parco è nata inizialmente da Angelo Naj Oleari, ex imprenditore tessile, e dal suo Centro Botanico di Milano che in quell’area sviluppa ricerche di permacoltura, una forma di agricoltura che punta a creare sistemi agricoli in grado di automantenersi e rinnovarsi con basso consumo energetico, prodotti sostenibili, stabili e duraturi, quindi particolarmente adatta e stimolata dalla presenza di un parco.
Il progetto di legge prevede anche, su proposta del Consigliere del Partito Democratico Luca Gaffuri, l’inserimento della Collina di Cardina (nel comune di Como) all’interno dei confini del parco, in base alla delibera del Consiglio comunale di Como n. 64 del 9 dicembre 2003, che già esprimeva parere favorevole all’integrazione di Cardina nello Spina Verde di Como.
E.P.

Urbanistica: Ancora un passo indietro

marzo 18, 2009 By: lele Category: ecoappunti Marzo 2009 1 Comment →

La Regione Lombardia prosegue nel continuo ma inesorabile smantellamento della programmazione del territorio cedendo alla pressioni dei costruttori edili

Era il “famigerato” 1968, quando nelle leggi italiane entrava il concetto di “standard urbanistico”: l’obbligo, per ogni nuovo insediamento, di riservare aree per realizzare attrezzature pubbliche secondo indici prefissati che garantivano spazio sufficiente per costruire scuole, mercati, chiese, strutture sanitarie, parcheggi, verde di quartiere, verde sovracomunale.
Oggi, marzo 2009, una nuova norma regionale consente di costruire case sulle aree a verde che, dal 1968 in poi, sono state nel tempo accantonate per riservarle a parchi e giardini. Per esempio nella città di Milano, ma non solo, quei rari spazi che sono rimasti liberi (magari anche prati degradati perché il comune non ha mai realizzato il parco che era previsto dal Prg), potranno essere occupati da nuove abitazioni, ancorché di sola edilizia sociale o convenzionata. Su quest’ultima, l’edilizia “convenzionata”, un giorno varrà la pena di verificarne l’effettiva rispondenza a bisogni sociali, ovvero la più probabile funzione di serbatoio elettorale per cooperative ben targate, Pd o Compagnia delle opere che siano. La nuove legge in questione è stata approvata dal Consiglio regionale il 3 marzo scorso anche con il voto di Lega nord, che non ha mostrato di gradirla, ma se l’è bevuta pare dopo un pressante invito del presidente della giunta regionale Roberto Formigoni in persona.
L’occasione è stata la necessità di prorogare i termini per l’approvazione dei piani di governo del territorio da parte dei comuni.
Al mese di febbraio, dopo quattro anni dall’approvazione della legge 12, solo 80 comuni su 1546 avevano un Pgt. E ciò, pensiamo, è più che naturale. Avendo infatti a disposizione un ampio menù di procedure quali i programmi integrati di interventi, gli sportelli unici, le procedure ex legge 23/1997, ed altro ancora, quale stimolo hanno le amministrazioni comunali per spendere soldi e soprattutto per affrontare la fatica tecnico-politica di realizzare il Pgt? Se nel periodo transitorio, dal Prg al Pgt, esistono diverse e facili procedure per risolvere una alla volta le “necessità” urbanistiche, perché impegolarsi nell’attenta, ragionata e completa pianificazione di tutto il territorio?
Queste cose i Verdi le avevano dette da tempo, tant’è che già nello scorso ottobre presentammo un progetto di legge, a firma Carlo Monguzzi, che proponeva di prorogare di due anni i termini dei Pgt eliminando simultaneamente tutte le procedure transitorie: niente più Pii, sportelli unici, ecc…
Perfino la proposta di legge approvata in febbraio dalla Giunta conteneva il divieto di approvare Pii sulle aree gricole: non era molto, ma era qualcosa, era almeno un segnale che, tra l’altro, avrebbe bloccato alcune pessime operazioni immobiliari che stanno per essere avviate.
Ma, subito prima del voto, da qualcuno è arrivato il “niet”. E così, fino al 31 marzo prossimo, continueranno sostanzialmente ad essere consentite quelle procedure che, nate e pensate per essere “straordinarie”, sono da anni diventate ordinaria amministrazione in quasi tutti i comuni lombardi.
E’ facile prevedere che tra un anno ci ritroveremo ancora con uno sparuto numero di Pgt approvati, e con tanto cemento in più.
Anche a fronte delle spinte alla cementificazione che sembrano arrivare pure dal Governo, forse non resta che dedicarsi a raccogliere le firme per la proposta di legge di iniziativa popolare lanciata in febbraio Legambiente Lombardia che, se raggiungesse un significativo consenso, potrebbe avere la forza di imporre al Consiglio regionale una seria discussione sulla necessità di frenare drasticamente il consumo di suolo.
Paolo Lozza

Alta Martesana e Alma Solis Crescono le oasi locali

marzo 18, 2009 By: lele Category: ecoappunti Marzo 2009 No Comments →

All’inizio del mio mandato di assessore al Territorio e Parchi ho preso l’impegno di promuovere, sviluppare e fare crescere i parchi presenti nel territorio provinciale milanese, in particolare i Plis: Parchi locali di interesse sovracomunale. Nel 2004 queste realtà erano 11 con un’estensione complessiva di oltre 5.700 ettari, alla fine del 2008 abbiamo raggiunto il numero di 17 per oltre 10 mila ettari. L’obiettivo è fare un altro passo avanti e raggiungere quota 21 parchi e 11 mila ettari entro la fine del mandato dell’attuale Giunta Provinciale. I più recenti passi concreti per raggiungere questo obiettivo riguardano due nuovi parchi, per i quali siamo in dirittura di arrivo con le procedure di intesa, definizione e riconoscimento. Il primo è il Plis Alto Martesana: 284 ettari disposti nei Comuni di Pozzuolo Martesana e Melzo, con la prospettiva di coinvolgere in futuro anche Bellinzago Lombardo e Inzago. Questo nuovo Parco è importante per la sua collocazione sul territorio, che permette di realizzare un corridoio ambientale di collegamento fra il Parco Agricolo Sud Milano, il Canale Villoresi e il Plis Rio Vallone. Ma soprattutto rappresenta un intervento di tutela e presidio ambientale nei confronti delle nuove infrastrutture programmate, in particolare la Tangenziale est esterna, consentendo una mitigazione e un argine nei confronti di interventi destinati a consumare ulteriore suolo. L’altra nuova area protetta è il Plis Alma Solis, che coinvolge i Comuni di Albiate, Macherio e Sovico per 150 ettari caratterizzati da rilevanti componenti agricole: un’area che sarà interessata da importanti opere di compensazione ecologica relative alla realizzazione dell’autostrada Pedemontana. Queste due nuove mosse sono altrettanti tasselli per la costruzione del grande disegno ambientale per il Nord Milano: La Dorsale Verde.
Pietro Mezzi
Assessore al Territorio e Parchi
Provincia di Milano

Una vittoria dei territori: L’acqua rimane pubblica

marzo 18, 2009 By: lele Category: ecoappunti Marzo 2009 No Comments →

Il Consiglio regionale
ha votato le modifiche richieste da centrosinistra, comuni e comitati.
Ora la battaglia si sposta
a Roma in Parlamento

A fine gennaio il Consiglio regionale ha votato il via libera alle modifiche alla legge regionale sul servizio idrico integrato. Determinante l’impegno portato avanti dal centrosinistra, che ha raccolto le vibranti proteste da parte dei sindaci lombardi contro la proposta di privatizzazione dell’erogazione dell’acqua. Alla fine, quindi, la maggioranza ha accettato di condividere il testo con l’opposizione.
Dopo un anno di serrate trattative, centrosinistra e comitato dei sindaci referendari hanno raggiunto un’importante vittoria. Il Progetto di legge 291 di modifica della n°26/2003 sul servizio idrico integrato è stato, infatti, emendato accogliendo tutte le richieste dei sindaci, fatte proprie dall’opposizione in Consiglio regionale. Il testo è stato, quindi, votato in modo unanime, con il consenso di Pd, Prc, Sinistra Democratica e Verdi. L’approvazione del Pdl 291 va incontro alle ragioni che avevano spinto 154 comuni lombardi a raccogliere le firme per indire un referendum abrogativo regionale.
A un testo inizialmente inaccettabile, la Giunta regionale aveva in seguito presentato in Commissione quattro emendamenti che recepivano in pieno le istanze dell’opposizione e dei sindaci. E così, da un lato sono stati sanati i principi di incostituzionalità della legge 26/03, dall’altro si è risposto ai quesiti referendari. Nello specifico, è stato reso possibile per i comuni scegliere la gestione diretta (in house) del servizio di erogazione dell’acqua, eventualità precedentemente esclusa dalle leggi regionali in vigore e dalle successive modifiche.  È stato inoltre affermato il principio secondo cui le reti e gli impianti di distribuzione devono rimanere di proprietà interamente pubblica.
Il Consiglio regionale ha quindi definitivamente cancellato le parti della legge che obbligavano i comuni a privatizzare l’acqua. Con le modifiche introdotte, ai comuni lombardi (riuniti nei 12 Ato, Ambiti territoriali ottimali) è ora consentita la possibilità di gestire il servizio idrico tramite società totalmente pubbliche, senza ricorrere ad alcuna gara, passaggio, quest’ultimo, che avrebbe aperto l’ingresso ai privati.
Si tratta ora, a livello di singoli Ato, di applicare gli scenari aperti delle modifiche di legge: gli ambiti devono adeguare i rispettivi piani, affidando direttamente gestione ed erogazione dei servizi idrici alle stesse società patrimoniali – proprietarie di reti ed impianti – già costituite in molti Ato lombardi.
“In tutta la Lombardia – dice Roberto Fumagalli, del circolo ambiente “Ilaria Alpi” – si potrà mantenere la gestione dell’acqua tramite le aziende pubbliche locali, senza cadere nelle logiche della finanziarizzazione e degli intrecci societari che, nel disegno della giunta Formigoni, avrebbero permesso ad A2A di lanciarsi alla conquista della gestione dell’acqua di tutta la Regione, unitamente ad energia, gas e rifiuti”.
Ora la partita si sposta sul piano nazionale, dove i comitati che si battono per la proprietà pubblica dell’acqua chiedono la modifica della norma nazionale (l’art. 23 bis della legge n. 133, votata nell’agosto del 2008), che a sua volta “obbliga” a ricorrere alla gara per l’affidamento dei servizi pubblici, definiti di rilevanza economica.
L’acqua deve essere dichiarata un diritto umano, privo di interesse economico. Questa la richiesta fondamentale dei comitati.
Red.

Acqua privata o bene pubblico?

marzo 18, 2009 By: lele Category: ecoappunti Marzo 2009 No Comments →

Sarà praticamente impossibile usare la facoltà dell’affidamento del servizio idrico integrato consentito nella nuova norma regionale.
Il parlamento dovrebbe invece legiferare togliendo la possibilità di mettere a gara
questo bene comune

Sarò uno dei pochi, ma sinceramente non trovo grandi ragioni per gioire per le modifiche apportate alla legge regionale sull’acqua e i servizi.
Voglio sottolineare l’importanza del fatto che si è ristabilito il principio che la Regione non può imporre regole che ledono il rispetto della normativa nazionale ed europea, ma, per il resto, ben poco cambia dal punto di vista pratico.
La nuova legge prevede che si debba applicare il modello lombardo: proprietà e gestione di reti e impianti a una patrimoniale pubblica al 100% (questa è la sola modifica importante in quanto prima si prevedeva anche la presenza dei privati), mentre per l’erogazione si deve ricorrere alla gara a evidenza pubblica.
In alternativa si può utilizzare la normativa nazionale, esplicitamente l’articolo 23-bis del d.l. 112/2008, convertito nella legge 6 agosto 2008, n. 133, che recita:
c.2. ll conferimento della gestione dei servizi pubblici locali avviene, in via ordinaria, a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, nel rispetto dei principi del Trattato che istituisce la Comunità europea e dei principi generali relativi ai contratti pubblici …
c.3. In deroga alle modalità di affidamento ordinario di cui al comma 2, per situazioni che, a causa di peculiari caratteristiche economiche, sociali, ambientali e geomorfologiche del contesto territoriale di riferimento, non permettono un efficace e utile ricorso al mercato, l’affidamento può avvenire nel rispetto dei principi della disciplina comunitaria.
4. Nei casi di cui al comma 3, l’ente affidante deve dare adeguata pubblicità alla scelta, motivandola in base ad un’analisi del mercato e contestualmente trasmettere una relazione contenente gli esiti della predetta verifica all’Autorità garante della concorrenza e del mercato …
In pratica questa norma rende quasi impossibile un affidamento “in house” o comunque diverso dalla gara ad evidenza pubblica, considerandolo residuale, negletto e utilizzabile sono in condizioni particolarissime e rarissime. Non a caso tutti coloro che da anni a livello nazionale lottano per l’acqua pubblica hanno definito questa legge, “il grimaldello per la privatizzazione dell’acqua”.
Personalmente condivido questo giudizio e continuo a ritenere che la vera battaglia si deve combattere a livello nazionale con l’obiettivo dell’esclusione del servizio idrico dai servizi pubblici di rilevanza economica, solo questo sbocco potrà garantire il mantenimento della gestione ed erogazione completamente pubblica. Ogni altra iniziativa potrà salvare la faccia e ribadire qualche nobile principio, ma non cambierà la sostanza della questione – che vede gli affidamenti “in house” costretti in limiti rigidissimi e difficilmente applicabili – limitandosi a scaricare farisaicamente sulle autorità d’ambito e sui comuni la responsabilità di scelte che sono in realtà imposte dalle norme vigenti, compresa la nuova legge regionale.
Marco Molgora
Assessore all’Ambiente ed Ecologia
Provincia di Lecco

Cemento futuro

marzo 18, 2009 By: lele Category: ecoappunti Marzo 2009 No Comments →

La cementificazione è entrata prepotentemente in campagna elettorale.
In molte città ben prima ben prima dell’intervento del presidente del consiglio Silvio Berlusconi per il “casa liberi tutti” e il rilancio, così al ribasso, dell’industria dell’edilizia lombarda.
Così è stato a Bergamo e partiamo da qui.
Da anni la polemica sulla cementificazione è recitata a parti inverse con il centrodestra bergamasco che accusava: troppi Pii (Piani integrati di intervento), troppi metri cubi per la futura accademia della guardia di finanza e speculazione sulle ceneri dell’attuale ospedale per finanziare la costruzione del nuovo.
Demagogia e bugie.
Nessuno dei Piani integrati di Bergamo sarà fermato dalla nuova legge regionale che, con l’esclusione della colata per Milano, impone uno stop ai Pii su aree verdi nei Comuni che non hanno ancora adottato il Piano di governo del territorio. Senza eccezioni, quelli approvati a Bergamo in questi anni, invece, sono tutti su aree dismesse. La guardia di finanza costruirà su una piccola parte del Parco agricolo sud. E’ vero. Su quella stessa zona che la precedente amministrazione di centrodestra vorrebbe occupare con la Cittadella dello sport e dei centri commerciali. E l’ospedale. Certo, sarebbe stato bello farci solo Campus universitari e Boschincittà. E avere le risorse per costruire il nuovo nosocomio. Nessuna delle istituzioni superiori a quella comunale ha però messo i soldi per fare ciò.
La verità, che in parte ci riguarda, è quindi che l’ambientalismo d’accatto e solo d’opposizione è facile a farsi. Ma dura poco nelle democrazie mature perché, prima o poi, con il governo ci si deve confrontare.
La verità è che una città per costruirsi sostenibile deve crescere e svilupparsi. Un comune che invecchia, nell’età anagrafica dei suoi cittadini, non potrà mai raccogliere le risorse per fare dello “sviluppo durevole” un programma riformista. L’ambientalismo non deve avere paura dell’altezza, se questa consente di risparmiare territorio e creare massa per trasporti pubblici su ferro efficienti.
La campagna della destra contro la presunta “cementificazione” di Bergamo ci dice che questa può e deve essere argomento di campagna elettorale. Che contrariamente a quello che potrebbero pensare i Verdi l’argomento è nell’interesse dei cittadini. Ma bisogna sventolarlo con intelligenza, coraggio e innovazione. Altrimenti può accadere che mentre si gridano accuse demagogiche il presidente del consiglio propone più metri cubi per tutti, senza alcuna salvaguardia per la qualità e senza alcun rispetto per la tutela del maggiore capitale italiano: la bellezza.
Marcello Saponaro