Ecologia 2.0

Spunti di ecologia partecipativa
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Archive for aprile, 2008

Intervista a Carlo Monguzzi

aprile 06, 2008 By: lele Category: Ecoappunti Marzo 2008 No Comments →



Caduto il governo si va al voto il 13 e il 14 Aprile

In queste righe Carlo Monguzzi ci spiega il suo punto di vista sulle origini della crisi, dove ha sbagliato il governo Prodi

e la nuova formazione che ha fatto la sua comparsa sulla scena politica, Sinistra Arcobaleno, nella quale sono confluiti i Verdi. Verdi che per la prima volta parteciperanno a una competizione elettorale senza lo storico simbolo del Sole che ride

I partiti che hanno costituito la Sinistra Arcobaleno hanno avuto l’opportunità di governare facendo parte dell’esecutivo guidato da Romano Prodi. Cos’è che non ha funzionato?

Il grande limite del governo Prodi è stato che agli interventi per il risanamento dei conti pubblici e la lotta all’evasione non ha saputo affiancare interventi efficaci sui bisogni dei ceti più deboli e politiche ambientali più incisive come chiesto a più riprese dai Verdi e dai nostri alleati della Sinistra L’Arcobaleno.

 

A questo tornata si va alle urne con la stessa legge elettorale della scorsa volta. Cosa ne pensi?

Ritengo che la cosa peggiore della passata legislatura non sia stata l’instabilità al Senato o la legge elettorale ma prima di tutto la presenza di personaggi non affidabili nella maggioranza. Parlo dei Dini, dei Mastella, dei De Gregorio, gente che passa da una parte all’altra solo per motivi personali, i voltagabbana. Certo manca anche una legge elettorale che dia un solido premio di maggioranza a chi vince, anche al Senato, così come manca la possibilità per i cittadini – non essendoci le preferenze – di scegliere il candidato, non solo il partito. Gli elettori di fatto in questa situazione non possono scegliere la composizione del Parlamento, che è stata affidata ai soli segretari dei partiti. Parliamo di sette, otto persone che scelgono per milioni di elettori. Spero che nella prossima legislatura ci si doti di una legge elettorale che risponda ai bisogni di rappresentanza e di governabilità del Paese e che si aspettano tutti i cittadini e personalmente, se eletto, farò la mia parte.

 

Ti trovi a tuo agio nella Sinistra Arcobaleno? Un cartello elettorale o un progetto a lungo termine?

Nel corso degli anni coi nostri alleati abbiamo condiviso numerose battaglie sul territorio e nelle istituzioni ma devo dire che la scelta dei Verdi è stata dettata da questa legge elettorale, che non lascia spazio ai piccoli e medi partiti. Il Partito Democratico ha scelto di andare da solo. Personalmente vedo la sinistra arcobaleno come un’ alleanza elettorale, perché in cuor mio spero in una riunificazione post- elettorale dell’Unione in una coalizione dove non ci siano veti né immobilismo, che tenga al suo interno il centrosinistra moderato, la sinistra radicale e un polo ecologista e laico, attento ai diritti civili.

 

In pratica sostieni la necessità dei Verdi come soggetto politico…

Si, io credo che all’interno di questa coalizione i Verdi debbano esistere in maniera autonoma, apportando il loro contributo in termini di difesa del territorio, della qualità della vita, per il bene comune.

 

Come vedi il percorso che ha portato al Pd

E’ stata un’operazione politica che ha unificato due grandi partiti e cerca di rappresentare l’interezza della società italiana. Al suo interno ci sono delle contraddizioni, come la compresenza dell’anima laica dei Radicali e di quella fondamentalista rappresentata dai teodem. Ma quello che più mi rammarica è che nelle liste del PD in Lombardia manchino del tutto portatori della cultura ambientalista.

 

E delle liste della Sinistra Arcobaleno sei soddisfatto?

Sono buone liste composte da persone che hanno fatto un ottimo lavoro sul territorio, e la capolista al Senato per la Lombardia, Rita Borsellino, sorella di Paolo, il magistrato ucciso dalla mafia, è una persona di assoluto prestigio morale e di grande valenza politica. La sua candidatura nella nostra regione, la quarta in Italia per infiltrazioni mafiose, è molto significativa perché anche in Lombardia le mafie hanno prosperato, gestendo i trasferimenti illegali di rifiuti pericolosi nelle discariche abusive della camorra in Campania, e da tempo infiltrano il settore immobiliare e quello degli scambi commerciali.

 

E su Formigoni capolista al Senato per il PdL

Credo che la sua candidatura sia legittima, ma penso che sia a dir poco grottesco che per le ambizioni del suo Presidente la Regione Lombardia debba andare alle urne due anni prima del termine e non certo per crisi politiche. Il Consiglio Regionale, che è l’organo legislativo che rappresenta i cittadini dovrà essere sciolto se Formigoni deciderà di trasferirsi a Roma. Questo suo “trasloco” costerà ai cittadini lombardi 50 milioni di euro, da sborsare con due anni d’anticipo rispetto alla scadenza naturale della legislatura.

 

Ti candidi anche tu, insegui il governatore?

Sono stato il più assiduo oppositore del Presidente Formigoni in Consiglio Regionale, ora mi auguro che il futuro Senatore Formigoni diventi il più assiduo oppositore del governo di sinistra che potrebbe uscire dalle urne, e quindi anche del forse futuro Senatore Monguzzi.

 

E qui veniamo alla tua candidatura. Perché corri?

Perché credo che il Parlamento possa affrontare in modo incisivo i due grandi problemi del momento: garantire un ambiente vivibile e aria pulita, e aiutare le persone più deboli. Queste sono le battaglie in cui mi sono sempre impegnato, ma che hanno un senso se la loro dimensione non è solo quella regionale, ma quella nazionale ed europea. Perché respirare aria pulita e poi non poter arrivare a fine mese non risolve i problemi di fondo del Paese. Le pensioni troppo basse e gli stipendi dei giovani che non gli permettono di arrivare a fine mese sono problemi a cui solo il Parlamento nazionale può dare risposta così come una risposta di sistema all’inquinamento e ai rischi derivanti dal cambiamento climatico.

 

Questa campagna elettorale è stata messa in piedi in tutta fretta. Su cosa pensi di puntare?

Sui risultati concreti ottenuti in questi anni, sulle cose che ho fatto per la Lombardia e per i lombardi. Questa campagna è stata basata da PD e PdL sulle promesse, credo invece che i cittadini dovrebbero votare sulle cose fatte, sulla concretezza. Ai lombardi vorrei dire: “Guardate quello che ho fatto, se vi soddisfa votatemi nella Sinistra Arcobaleno”.

 

La Costituzione regionale Lo Statuto dell’Autonomia

aprile 06, 2008 By: lele Category: Ecoappunti Marzo 2008 No Comments →




La Lombardia dovrebbe avere a metà maggio la sua nuova Carta fondamentale, che prenderà il posto di quella entrata in vigore nel 1971. Dopo sette anni dalla modifica del titolo quinto della Costituzione, quella che ha introdotto il federalismo nell’ordinamento italiano, e dopo un richiamo della Corte costituzionale per il mancato adeguamento della fonte primaria delle leggi regionali, si colma un vuoto legale pericoloso, senza però soddisfarci.

Il Consiglio regionale ha approvato in prima lettura il nuovo Statuto della Lombardia. Dopo sette anni di colpevole ritardo era lecito aspettarsi di più da un testo che avrebbe dovuto rappresentare la capacità innovativa della Lombardia e la sua proiezione verso il futuro, diventando un punto di riferimento per tutti i cittadini.

Certamente sono state annullate le mire della Lega Nord che voleva farne il primo statuto padano, e passi in avanti sono stati mossi nel rapporto tra Consiglio, organo rappresentativo dei cittadini, e Giunta. Ma nel testo approvato il Presidente ha mantenuto troppi poteri, e ne è dimostrazione il fatto che, se Formigoni deciderà dopo le elezioni politiche di lasciare il Pirellone per accomodarsi sugli scranni del Senato, il Consiglio dovrà sciogliersi e i lombardi tornare alle urne dopo solo due anni e senza motivazioni.

Il presidenzialismo monarchico alla lombarda, questo è il nodo centrale. In nessun paese al mondo le dimissioni del Capo dell’Esecutivo determinano lo scioglimento del Parlamento.

Manca inoltre nello Statuto una scelta chiara e netta sulla prospettiva istituzionale federalista: federalismo solidale o centralismo regionale? Aver ottenuto, grazie ad un emendamento presentato dai Verdi e approvato dall’aula, l’inserimento nel testo dell’esplicito riferimento alla protezione della biodiversità e alla promozione del rispetto per gli animali, non è sufficiente per dare un giudizio positivo allo Statuto. Così come non è sufficiente l’approvazione degli emendamenti a tutela della libera concorrenza, per i diritti dei consumatori e per la stabilità del lavoro.

Siamo in Lombardia, terra dove la laicità è sfregiata giornalmente persino nelle nomine ospedaliere. Il riflesso nello Statuto è stato conseguente. Così come sono stati sottovalutati i nuovi diritti di cittadinanza: l’accesso al sapere innanzi tutto. Per queste ragioni il voto dei Verdi e della Sinistra Arcobaleno non ha potuto essere favorevole.

L’astensione non boccia lo Statuto ma ne sottolinea le criticità in vista della seconda approvazione, prevista per metà maggio e necessaria perché la Carta entri in vigore. Se Formigoni, per quel tempo, avrà deciso di rimanere in Lombardia per difendere il proprio fortino di clientele e potere lo Statuto avrà forza di legge, qualora, invece, il Celeste dovesse prendere il volo per Roma, e dovesse quindi dimettersi, dovremo rifare tutto da capo. A meno che la “vita” del Presidente sia slegata da quella dell’Assemblea con una Legge Costituzionale votata dal Parlamento Italiano. Se il Consiglio regionale dovesse approvare una proposta in tal senso, da inviare al Parlamento nazionale, dovremo e potremo valutare anche il voto favorevole allo Statuto in seconda lettura.

Paolo Fassina

Ecoappunti online Ecologia 2.0

aprile 06, 2008 By: lele Category: Ecoappunti Marzo 2008 No Comments →




Come prevedibile abbiamo cominciato la conversazione: è ormai evidente, lo strumento blog consente di raggiungere molte persone e di discutere le tematiche calde. In questo periodo i post più interessanti, più commentati sono stati quello su Ecopass di Maurizio Baruffi ed Enrico Fedrighini, con la partecipazione di David Orban che ha proposto la google map degli accessi a Milano; quello sul pagamento del bollo auto, (sembra che se si paga online costa di più, in barba ad oggi forma di ragionevolezza).

Ecoappunti online ha cominciato la sua strada con un buon risultato: è uno strumento utile e rapido, permette di essere sul pezzo e soprattutto aprire il dibattito, cosa che puntualmente è avvenuta.

Ecoappunti online nasce come terreno di confronto. E’ interessante essere sul web per arrivare ovunque, per riuscire a interpretare contestualmente il globale e il locale. Le questioni ecologiche sono sempre più centrali, è quindi importante riuscire a offrire un spazio per discutere, per costruire gruppi di lavoro, per avere momenti di scambio anche con soggetti e realtà che nulla hanno a che vedere con la politica. Un esempio per tutti: il post che riprende Maurizio Goetz, noto esperto di marketing, ci parla del green marketing e dell’esigenza delle aziende di posizionarsi anche in termini di sostenibilità, una voce interessante e competente.

Siamo soddisfatti e crediamo che questo strumento debba e possa crescere. Ci aspettano le elezioni, la situazione al momento non appare particolarmente rosea. Vogliamo cominciare a discutere, vogliamo capire tutti insieme come muoverci, cosa fare, vogliamo costruire insieme una prospettiva.

Il web può e deve essere un terreno di confronto, i blog e i social network stanno facilitando tutto questo, noi, nel nostro piccolo, vogliamo fare la nostra parte. Visitateci.

Lele Rozza

 

Finanziaria verde: L’ambiente nella legge di bilancio 2008

aprile 06, 2008 By: lele Category: Ecoappunti Marzo 2008 No Comments →




Sintesi ragionata dei provvedimenti di sostegno all’ambiente inseriti nella legge finanziaria, la fondamentale norma annuale che permette al governo di pianificare le proprie attività per i dodici mesi successivi

Numerose sono le norme di diretto o indiretto interesse ambientale contenute nell’ultima manovra di bilancio, composta sia dalla Legge finanziaria per il 2008 in senso stretto (L.244/2007) che nel decreto legge 159 del 2007, il quale ne ha accompagnato l’iter, fino alla conversione definitiva in legge (L. n.222 del 2007).

Si tratta di un complesso articolato di disposizioni singole e coordinate con la normativa vigente che vanno ad incidere solo in maniera apparentemente disordinata nel nostro ordinamento. La natura assunta dalle sessioni di bilancio negli ultimi anni rende difficile un quadro coordinato degli interventi assunti, ma dalla mole di lavoro che è stato prodotto, non senza poche difficoltà, dalle Camere è comunque possibile tracciare un filo sistematico dei numerosi fronti ambientali trattati in Finanziaria, ovviamente in prevalenza sotto il profilo della dotazione di risorse nell’ambito delle missioni che quest’anno hanno caratterizzato i documenti di bilancio.

Oltre alle disposizioni che hanno finanziato la proroga di norme ambientali già incluse nella Finanziaria 2007, il pacchetto più corposo di norme riguarda lo sviluppo delle fonti rinnovabili. Le disposizioni ambientali si trovano concentrate prevalentemente nell’articolo 2 della legge, che conta da solo svariate decine di commi di interesse ambientale. A queste disposizioni andranno ad aggiungersi quelle previste da un decreto legge del 31 dicembre, il numero 248 del 2007, attualmente in fase di conversione in legge da parte delle Camere.

Pur nella molteplicità degli interventi, un criterio che comincia a farsi strada nell’ordinamento è quello secondo cui i vincoli di compatibilità ambientale debbano essere tenuti in conto, quantomeno in termini di effetti attesi, nella programmazione e nel finanziamento degli interventi pubblici in generale, ben oltre il già noto meccanismo della VIA, in modo da trasformarsi in opportunità di sviluppo, anche occupazionale, e innovazione. Tale criterio viene ad esempio introdotto già dal decreto-legge 159, laddove si prevede che le opere pubbliche siano accompagnate da una certificazione relativa alla riduzione delle emissioni di gas serra. In direzione di Kyoto muovono anche la creazione delle aree verdi in ambito urbano (da cui ci si attende la capacità di assorbire 16 mila tonnellate di CO2) e il registro nazionale dei sinks di carbonio ma anche i fondi per l’innovazione ambientale ed energetica che aspirano a fare da volano della crescita nel settore della ricerca avanzata, fondi entrambi contenuti all’articolo 44 del ddl finanziaria 2008 e confermati nella stesura finale. L’attenzione alla gestione delle reti e del territorio è dimostrata inoltre dal fatto che nel biennio appena iniziato vengono stanziati 530 milioni di euro per combattere il dissesto idrogeologico tramite un piano articolato di prevenzione, controllo e intervento.

Gli interventi riguarderanno anche i privati, con agevolazioni e obblighi “virtuosi”. Ad esempio, chi intende realizzare una nuova costruzione sarà obbligato, a partire dal 1 gennaio 2008, per ottenere la concessione, a presentare la certificazione energetica dell’edificio comprensiva del criterio del risparmio idrico ed a prevedere l’installazione di impianti per la produzione di energia elettrica ‘pulita’ per almeno 1 kilowatt.

Non si tratta dunque solo di singole misure di finanziamento, come in genere siamo soliti trovare nelle varie leggi finanziarie, che per loro natura non possono ospitare modifiche ordinamentali, ma in buona misura ritroviamo anche interventi che, a regime, delineano un sistema strutturale da stabilizzare e, ove opportuno migliorare.

 

Nello specifico, ecco alcune delle norme più rilevanti. Iniziamo la rassegna dalla legge Finanziaria per il 2008 (L.244 del 2007)

Art. 1, comma 6: il comune a decorrere dal 1 gennaio 2009 può fissare una tassa Ici agevolata inferiore al 4 per mille per i soggetti che installano impianti a fonte rinnovabile per la produzione di energia elettrica o termica ad uso domestico

Art. 1, commi 288-289: a decorrere dal 2009 il rilascio del permesso di costruire è subordinato alla certificazione energetica dell’edificio e delle caratteristiche strutturali dell’immobile finalizzate al risparmio idrico e al reimpiego delle acque meteoriche. Dalla medesima data il rilascio del permesso di costruire è subordinata all’installazione di impianti per la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, tali da garantire una produzione energetica di 1 kW per ogni unità abitativa (5 kW per fabbricati industriali aventi superficie non inferiore a 100 mq).

Art. 2, commi 20 e 21: prorogata l’agevolazione per la riqualificazione energetica degli edifici per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2010. La detrazione dall’imposta lorda per una quota pari al 55% degli importi rimasti a carico del contribuente, spetta fino a un tetto massimo di 100 mila euro.

Art. 2, commi da 136 a 140: limitati agli impianti realizzati ed operativi gli incentivi per la promozione delle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili. La procedura dell’eventuale riconoscimento in deroga contenuta nella Finanziaria 2007, è temporalmente limitata : essa dovrà essere completata dal ministro per lo Sviluppo economico, entro 90 giorni dall’entrata in vigore della Finanziaria.

Art. 2, commi da 158 a 163: istituito un Fondo per il risparmio e l’efficienza energetica per finanziare campagne informative. A decorrere dal 1° gennaio 2010 è vietata la vendita di elettrodomestici con classificazione energetica inferiori alla classe A; dal 2011 è vietata l’importazione, la distribuzione e la vendita di lampadine a incandescenza e di elettrodomestici privi di un dispositivo per interrompere il collegamento con la rete elettrica.

Art. 2, commi da 321 a 334 : Per la difesa del suolo e la pianificazione di bacino e per la realizzazione di interventi nelle aree a rischio idrogeologico, il ministro dell’Ambiente, adotta piani strategici nazionali e di intervento per la mitigazione del rischio idrogeologico e per favorire forma di adattamento dei territori, da attuare con le autorità di bacino, le regioni e gli enti locali interessati.

Art. 2, commi da 344 a 347, un centesimo per il clima: Istituito un Fondo a contribuzione volontaria di un centesimo per ogni litro di carburante acquistato alla pompa per l’autotrazione o ogni 6 kw/h di energia elettrica consumata.

Art. 2, commi 335 e 356: istituito fondo di 50 milioni di euro presso il ministero dell’Ambiente, con lo scopo di ridurre le emissioni di CO2 mediante realizzazione di aree verdi in zone urbane e per migliorare la qualità dell’aria nei comuni a maggiore crisi ambientale

In materia idrica, si segnala l’Art. 2, c. 133 con cui sono stanziati 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2007, 2008, 2009 e 2010 per le attività di progettazione previste nell’ambito del Piano irriguo nazionale. L’art. 2, c. 330 autorizza la spesa di 500.000 euro per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010 per gli interventi finalizzati all’aumento della sicurezza idraulica ed idrogeologica, alla riqualificazione ambientale e alla estensione delle reti ecologiche, alla tutela delle risorse idriche, al recupero e alla tutela dei beni culturali, architettonici ed archeologici. Gli interventi dovranno essere programmati alla Autorità di bacino

Al comma 332 è previsto un programma di interventi di manutenzione del reticolo idrografico minore e dei versanti, privilegiando la realizzazione di opere tradizionali e a basso impatto ambientale. Importante è anche il Fondo per la ristrutturazione e l’ammodernamento della rete idrica sul territorio nazionale. La dotazione prevista per il 2008 è di 30 milioni di euro per il 2008 e di 20 milioni di euro a decorrere dal 2009.

L’Art. 2, c. 334 prevede che il contributo di 0,5 centesimi di euro per ciascuna bottiglia di acqua minerale o da tavola in materiale plastico venduta al pubblico, è elevato a 0,5 sia destinato al fondo per l’accesso alle risorse idriche gia previsto dalla finanziaria 2007 e, soprattutto, al fondo per la potabilizzazione, microfiltrazione e dolcificazione delle acque di rubinetto, con la finalità anche del recupero delle acque meteoriche e della permeabilità dei suoli urbanizzati.

Natale Ripamonti

Senatore dei Verdi

 

Caro Pietro

aprile 06, 2008 By: lele Category: Ecoappunti Marzo 2008 No Comments →




hai resistito fino all’ultimo con la testardaggine che ti era propria, ma in fine hai mollato.

Vogliamo salutarti, dalle pagine di questo giornale, perché vogliamo essere vicini a chi ti ha amato: a Emanuela, ai tuoi amici, ai tuoi famigliari.

E’ anche il nostro modo di dirti grazie, per il tempo e le energie che hai dedicato al nostro Gruppo, alla sede di Bergamo, più in generale alla politica. La politica ti piaceva, spesso ti faceva incazzare ma t’appassionava. Ora, a noi conforta pensare che i tuoi ideali di pace e solidarietà tra gli uomini continueranno a crescere nelle nuove battaglie di chi resta. Non ci sarai in quest’altra maratona elettorale. Ci mancherai, mancherà il tuo aiuto, e soprattutto mancheranno i tuoi modi gentili e premurosi, che riuscivano a rinfrancare gli animi esacerbati dalle tensioni e da qualche sgambetto di troppo.

Dovremo imparare a fare a meno di te. Nella fretta e nella concitazione, non pensavamo che il momento sarebbe arrivato davvero così presto.

La Redazione, il Gruppo, i Verdi

Rifiuti Un nuovo inceneritore a Milano

aprile 06, 2008 By: lele Category: Ecoappunti Marzo 2008 No Comments →




Sono passati poco più di dieci anni dall’emergenza per la chiusura della discarica di Cerro Maggiore, finalmente la Provincia si è dotata di un nuovo piano

per lo smaltimento, ma la lobby dei termovalorizzatori vuole modificarlo

L’emergenza rifiuti in Campania sta creando grande impressione nell’opinione pubblica. Sarebbe lungo spiegare le ragioni della situazione di Napoli. Certo conta il grande traffico di rifiuti, molte volte tossici e di carattere abusivo, che per decenni si è sviluppato dal Nord industrializzato verso la Campania; certo c’entra il fatto che le discariche fossero gestite dalla camorra; ma c’entra anche l’incapacità delle istituzioni che non hanno saputo o voluto organizzare un sistema integrato di trattamento dei rifiuti con al centro la raccolta differenziata, il compostaggio, ma anche gli impianti necessari e non eliminabili di termovalorizzazione e di discarica. Troppo si è cavalcato una protesta che molte volte ha motivazioni vere (a Pianura vogliono riaprire una discarica che è stata in attività non molto controllata per 45 anni!!!!), ma molte volte è strumentale e immotivata. A mio avviso, pur con tutte le garanzie di impatto ambientale nella localizzazione, non si impedisce un termovalorizzatore per le nano particelle quando poi con l’emergenza si bruciano i rifiuti nelle strade mettendo in circolo particelle di diossina grandi come siluri. Certe posizioni oltranziste fanno molto male ai Verdi e all’ambientalismo. In Lombardia, dove abbiamo negli anni ‘90 vissuto una emergenza simile, non abbiamo in alcun modo permesso strumentalizzazioni e ora non possiamo permettere in alcun modo che sia depotenziato il sistema integrato con al centro la raccolta differenziata, l’unico che garantisce di evitare l’emergenza rifiuti.

Allora diciamo subito e con chiarezza che un nuovo grande inceneritore a Milano non serve. E’ vero la Provincia di Milano già oggi non è autosufficiente e scarica i suoi rifiuti sulle Province lombarde, fuori Regione e in Germania. (vedi tabella a sinistra, in alto)

 

Il principio di prossimità (smaltire i rifiuti vicino a dove sono prodotti) è fondamentale, ma non è un corretto criterio di pianificazione quello di mirare ad una autosufficienza provinciale totale (ogni provincia ha un inceneritore, una discarica e un impianto di compostaggio – sarebbero troppi e insostenibili), specie per una Provincia come quella di Milano che è metà della Lombardia e dove agisce la nuova società A2A (Amsa Milano; AEM Milano; ASM Brescia, che aveva già inglobato la Bas di Bergamo) che essendo un gestore integrato tra Milano, Brescia e Bergamo credo che qualche ragione di sinergia dei piani debba prevederlo. Criterio più corretto è quello delle relazioni tra province con mutuo soccorso e scambio di tipologie di rifiuti in impianti adeguati di diversa natura. Quello che non accettabile è il non rispetto del sistema integrato e il solo trasferimento di rifiuti da Milano a fuori.

A questo proposito è interessante analizzare il dato di sviluppo della raccolta differenziata al 2011 del Piano provinciale che si pone l’obiettivo del 52,7%; scomponendo i dati si ottengono questi parziali: Provincia (senza Milano) 59,7%; Comune di Milano 40,1%; Provincia Milano al 2009, 51,3%; Provincia di Monza al 2009, 58,8%.

È Milano città (insieme a Sesto e Segrate) quindi che sballa i conti, li sballa già oggi e solo con alcuni trucchi (conteggia nella raccolta differenziata un 5,5% di organico ottenuto da selezione meccanica, che non va in alcun modo in compostaggio, ma in discarica) rispetta l’obbligo del 35% di raccolta differenziata, prevista dalla legge da raggiungersi, però, già nel 2003. Oggi Milano è fuori legge proprio perché non rispetta questo obbligo di legge e non vuole fare la raccolta differenziata dell’umido.

Eppure anche con questa premessa il presidente della giunta regionale Roberto Formigoni, il presidente della Provincia di Milano Filippo Penati, l’assessore comunale milanese ai rifiuti Cadeo negli ultimi tempi in modo scomposto invocano un secondo inceneritore da 500.000 t/anno.

Il dato 507.000 t/a è indicato in una tabella di previsione del Piano Provinciale ed è cosi determinato: 107.000 t/a di rifiuti e flussi derivanti che non trovano smaltimento in provincia; 100.000 t/a riserva aggiuntiva; 100.000 t/a fanghi da depurazione reflui urbani; 200.000 t/a scarti da recupero rifiuti speciali.

Credo che fanghi da depurazione e speciali debbano essere esclusi da un ragionamento sui trattamenti termici. Per i fanghi sono ipotizzabili alternative (digestione anaerobica o essiccazione e recupero in agricoltura), e per gli speciali, e in genere per la frazione secca residuale da raccolta differenziata dei rifiuti urbani, davvero ha senso la produzione di CDR da usare nel sistema industriale esistente (per esempio cementifici), o in impianti dedicati magari in sostituzione di vecchi impianti di produzione di energia.

Allora all’allarmismo sparso a piene mani da Formigoni, Penati e Cadeo, che indicano nel 2011 una emergenza come a Napoli se non si fa un megainceneritore, noi con grande realismo diciamo che l’emergenza avverrà anche prima del 2011 (impensabile avere un inceneritore in tre anni!!!!), se Milano città non farà la raccolta dell’umido togliendo fino al 30% di rifiuti dalla massa totale degli stessi.

Vogliamo essere precisi: la risposta di fare un secondo mega inceneritore è una risposta sbagliata da respingere con forza e organizzeremo il conflitto ambientale nelle localizzazioni previste. Al tempo stesso diciamo, però, con grande chiarezza che dobbiamo proporre anche più di un impianto ma adeguato alle esigenze attuali e future, puntando su compostaggio, recupero a biogas, produzione di CDR e suo utilizzo.

Gianluigi Vecchi

 

Smaltimenti extraprovinciali

fonte: elaborazione Piano Provinciale luglio 2007

 

38.000 t/a ad Accam Busto Arszio VA

26.000 t/a a Lomellina Energia Parona PV

27.000 t/a a Fertilvita Corteolona e Giussago PV

9.000 t/a a Econord Gorla Maggiore VA

1.500 t/a a Rea Dalmine BG

6.000 t/a a A2A a Brescia

71.000 t/a ceneri e scorie incenerimento in Germania

un imprecisato quantitativo fuori Regione

 

Situazione Rifiuti Provincia di Milano

fonte: elaborazione Piano Provinciale luglio 2007

 

Provincia di Milano dati anno

Produzione rifiuti annua 1.917.634 t/a

Raccolta Differenziata 42,8% 820.748 t/a

Produzione procapite 500Kg/ab/a 208kg/ab/a di RD 292kg/ab/a di indifferenziato

Indifferenziato inviato a smaltimento 1.096.886 t/a

 

Provincia di Milano dati giorno

Produzione rifiuti giornalieri 5.253 t/g

Raccolta differenziata 2.248 t/g

Indifferenziato inviato a smaltimento 3.005 t/a

 

Bilancio impiantistico annuale

fonte: elaborazione Piano Provinciale luglio 2007

 

Data la produzione di rifiuti e data la percentuale di Raccolta Differenziata si devono smaltire in Provincia di Milano 1.096.886 t/a

 

L’impiantistica operante

Compostaggio + termovalorizzazione è pari a 837.000 t/a

 

Il fabbisogno impiantistico per raggiungere l’autosufficienza provinciale, tenendo conto che già oggi la provincia di Milano smaltisce in impianti fuori provincia, è pari a 259.886t/a

 

Bilancio impiantistico quotidiano

Produzione 5.253t/g

Raccolta differenziata 2.106t/g

A smaltimento 3.005t/g

Impiantistica di smaltimento 2.292t/g

Fabbisogno impiantistico per l’autosufficienza 713t/g

 

Impiantistica provinciale

fonte: elaborazione Piano Provinciale luglio 2007

 

Impianti TMB

Lacchiarella Fertilvita bioessicazione con prod. CDR 75.000t/a

Mediglia Servizi ecologici triturazione, vagliatura e trasbordo 99.000 + 9900t/a

Amsa Maserati tritovagliatura 240.000t/a

Amsa Silla 2 tritovagliatura prima dell’impianto incenerimento 450.000t/a

 

Impianti compostaggio

Cologno Econord 30.000t/a

Lacchiarella Fertilvita 38.000t/a

totale compostaggio 68.000t/a

 

Impianti Termovalorizzazione

Trezzo Ambiente 165.000 t/a

Milano Amsa Silla 2 450.000 t/a

Desio Brianza Energia 75.000 t/a

Sesto Core 79.000 t/a

totale inceneritori 769.000t/a

 

Legambiente verifica I Comuni Ricicloni

aprile 06, 2008 By: lele Category: Ecoappunti Marzo 2008 No Comments →



Il rapporto, giunto ormai alla sua quarta edizione, si rivela sempre più un importante appuntamento di valutazione che, attraverso l’utilizzo dell’Indice di gestione, permette di valutare puntualmente la situazione del ciclo dei rifiuti nei Comuni lombardi

L’entrata in vigore ad aprile del D.Lgs 152/06 porta ad una serie di cambiamenti sulla politiche di settore, a partire dagli obiettivi di raccolta differenziata che superano oltre quanto imposto, 10 anni fa, dal decreto ‘Ronchi’. Oggi, questi, sono apparentemente ambiziosi ma perseguibili: 40% entro il 2008 (Finanziaria dello Stato 2007); e 65% entro il 2012 (D.Lgs 152/06).

La Lombardia si presenta in linea con gli obiettivi della Finanziaria in quanto la sua percentuale di RD (43,9%) ci colloca tra le regioni virtuose: complessivamente l’impegno dei Comuni continua a produrre risultati, tanto che in classifica quelli virtuosi quest’anno sono ben 687 (80 in più dell’anno scorso), tuttavia non va dimenticato che sul nostro territorio esistono situazioni provinciali abbastanza critiche e ormai inaccettabili (nelle province di Pavia e Brescia in particolare).

Oltre a puntare l’attenzione sulla necessità di un impegno volto al raggiungimento su tutto il territorio regionale degli obiettivi di legge, con questa edizione di Comuni Ricicloni vogliamo concentrarci sulla prima delle cosiddette ‘quattro R’ (Riduzione, Riuso, Riciclo,

Recupero) dichiarate imperative per il sistema della gestione dei rifiuti: quella sicuramente più disattesa, ovvero la R di Riduzione.

L’Unione Europea, sin dalla prima direttiva sui rifiuti del 1975, ha fatto della riduzione dei rifiuti un obiettivo fondamentale da raggiungere per renderne sostenibile la gestione. Nonostante la buone intenzioni, sia a livello europeo che nazionale, i cambiamenti necessari a diminuire la produzione di rifiuti non sembrano avere avuto un riscontro pratico.

Forse applicare il principio di riduzione senza avere degli obiettivi fissati per via legislativa non permette alle amministrazioni locali, alle Province e alle Regioni di passare dalla propaganda all’azione.

E’ necessario pertanto adottare misure in grado di incidere fin dalla fase dell’origine e della progettazione del prodotto, sviluppando strategie che riconsiderino i cicli produttivi e distributivi, fino ad intervenire sui consumi finali. La riduzione dei rifiuti può essere messa in atto a livello locale, ma deve essere supportata da un cambiamento sia nella sfera produttiva che in quella degli di stili di vita: per ridurre la produzione pro-capite di rifiuti è fondamentale agire su più fronti coinvolgendo i cittadini e creando sinergie positive con la grande distribuzione e le industrie. La realizzazione di programmi di riduzione deve essere quindi supportata da strumenti normativi (obblighi legislativi), economici (tasse, tariffe e incentivi) e di comunicazione. Da non sottovalutare infine che una minore produzione di rifiuti corrisponde ad una diminuzione dei costi che una comunità si trova costretta ad affrontare per il corretto smaltimento.

Per quanto riguarda la raccolta differenziata, oltre a considerare i risultati raggiunti in termini di percentuale, le amministrazioni locali non possono trascurare la qualità dei materiali raccolti. Innanzitutto per poter contare sui contributi economici legati al conferimento dei materiali agli impianti e in secondo luogo per favorire la valorizzazione dei rifiuti prodotti, trasformandoli in nuove risorse da utilizzare per la realizzazione di beni che trovano collocazione sul mercato.

I temi del cambiamento climatico e l’esigenza della parsimonia nella dissipazione di risorse non rinnovabili rendono ormai imperativo l’obiettivo dell’ecoefficienza, per le imprese come per le amministrazioni pubbliche.

Damiano Di Simine,

Presidente Legambiente Lombardia

 

Traffico aereo Malpensa crescerà senza Alitalia (Intervista a Marco ponti)

aprile 06, 2008 By: lele Category: Ecoappunti Marzo 2008 No Comments →




Il futuro dell’aeroporto della brughiera varesina è legato a tanti fattori, quello ambientale è sempre stato all’ultimo posto.

Al vertice dell’Ue di Essen (Germania) del 1994, la costruzione della nuova aerostazione fu inserita tra i 14 progetti infrastrutturali europei.

Il governo Berlusconi ritenne di derogare all’obbligo della Valutazione d’Impatto Ambientale

 

Questione Alitalia, ciascuno ha detto la sua. Dipingendo scenari ora catastrofici legati alla desertificazione dello scalo e alla riduzione drastica dei posti di lavoro, ora fiduciosi in un mercato che, dati alla mano, si dimostra essere in vivace crescita. Marco Ponti, ordinario di economia dei trasporti al politecnico di Milano, ci ha dato il suo contributo da massimo esperto quale è della “logistica dei cieli”.

Vendere Alitalia, salvaguardare Malpensa, da dove possiamo iniziare per fare un po’ di chiarezza su due questioni che l’informazione pone come inconciliabili?

Iniziamo dalle origini del male e cioè dalle cause della situazione disastrosa di Alitalia che impone la vendita della compagnia, e diciamo da subito che fu la politica del nord a chiedere ad Alitalia di fare una sua base operativa anche a Malpensa. Badi bene, dico base, non solo un sistema hub and spokes, perché quello è un altra cosa…Quel sistema suppone molti voli locali che alimentano quelli di lunga distanza, ma le due cose possono non coincidere.

Alitalia non ha dimensioni tali da potersi permettere due basi. Mantenerle gli costa, in termini di perdite generate, circa 200 milioni di euro all’anno, ma d’altra parte non poteva esimersi dall’eseguire la volontà politica, perché è comandata dalla politica. Maurizio Prato (Presidente di alitalia, ndr) l’ha detto: due basi noi non ce le possiamo permettere.

E ora il nord in modo irragionevole continua su questa strada del chiedere la doppia presenza. La moratoria promossa dalla Regione in pratica chiede per altri tre anni il prolungamento di questa situazione che, l’hanno dimostrato i fatti, non ha portato a nulla di buono. Alitalia è romana: ha piloti romani, personale romano, uffici a Roma. Mantenere questa doppia base vuol dire continuare a generare perdite.

 

Ma pur di mantenere uno pseudo-hub a Malpensa si rischia di fare andare a gambe all’aria la trattativa con Air France, imponendogli di non cambiare nulla per tre anni.

Si, questo è vero, ma facendogli però anche uno sconto per l’acquisto. Uno sconto di circa 600 milioni, calcolando che queste perdite stimate in 200 milioni di euro all’anno continueranno per i tre anni di congelamento forzato. Peccato che alla fine quei soldi li pagheremmo ancora noi cittadini, perché di fatto non entrano nelle casse dello stato. E’ anche questa una forma di assistenzialismo, per lo più occulta. Lo stesso assistenzialismo che per anni ha tappato i buchi di Alitalia coi soldi dei contribuenti. Abbiamo già pagato abbastanza per questo carrozzone costretto dalla politica a una gestione tutt’altro che saggia…

 

Giù le mani da Alitalia, questo vuol dire alla politica?

Non solo alla politica, anche ai sindacati…ma tornando alla politica, quella del nord ha una visione sostanzialmente ostile al mercato, arrivano al punto di danneggiare i cittadini pur di proteggere i monopoli, che per loro sono sempre e comunque migliori della libera concorrenza. Ma ai milanesi interessa avere buoni servizi a prezzi bassi, mica mantenere le mani della politica su Alitalia per permettere di alimentare clientelismi e quant’altro di poco nobile c’è alla base di questa ostinazione.

La visione del Nord non si è evoluta, nonostante l’evidenza dei fatti. E le dirò di più, anche dopo la vendita (perché se non si vende, e anche velocemente, Alitalia fallisce) la politica del nord continuerà a chiedere un trattamento di favore per la compagnia che si insedierà. Ma questo a danno dei cittadini consumatori, che in questo regime di monopolio non possono contare sul miglioramento dei servizi e sull’abbassamento dei costi che invece garantisce una libera concorrenza, nei cieli come in qualsiasi altro settore.

 

Si spieghi meglio

La politica del nord vuole tenersi qui Alitalia, o vuole che al suo posto ci venga qualche altra compagnia da privilegiare, qualche altro monopolista. Perché l’aeroporto è una fonte di quattrini straordinaria e il fatto di avere soluzioni monopolistiche consente di avere aeroporti più redditizi, quindi di introitare di più. Se si apre la concorrenza, gli aeroporti diventano come si dice, magri e cattivi. Perché la concorrenza stimola l’efficienza. E allora non sarà più così facile che arrivino ricchi dividendi al Comune, tipo quelli che ha pagato la SEA al Comune di Milano due anni fa.

 

Ma secondo lei se Air France comprerà Alitalia e dismetterà le rotte intercontinentali da lì, per Malpensa sarà davvero una tragedia?

Il mercato favorisce gli aeroporti piccoli, guardi cosa è successo in quelli dove hanno iniziato a volare i low cost. e poi quello dei voli è un mercato in crescita. Ed non dimentichiamo che sono stati proprio i low cost a rompere i monopoli. E le compagnie low cost sono nate nonostante l’opposizione degli stati. Ryan Air ad esempio, che è irlandese, non ha più la sua base a Dublino ma ha sede in Inghilterra. Perché gli stati nazionali proteggono le compagnie di bandiera.

 

Scusi ma se Malpensa perderà il ruolo di hub allora da Milano non avremo più voli intercontinentali…

Non è detto. Il modello di aeroporto che sostituirà l’hub sarà il point to point: questo modello crescerà perché tutti gli aeroplani moderni riescono a percorrere rotte più lunghe. Checchè se ne dica ogni anno aumentano sempre di più gli italiani che volano. La questione di Malpensa che si ridurrà deserta a mio avviso è stata gonfiata politicamente ad arte. Perché se è vero che nel nord c’è un mercato così buono, il posto lasciato libero su Malpensa verrà occupato da qualcun altro. Così Milano potrà comunque offrire voli verso New York, che partono da Malpensa o Linate. Nel frattempo, le faccio un esempio pratico: io tra pochi giorni devo andare e New York. Ho guardato i voli e alla fine ho scelto un Linate –Amsterdam, Amsterdam – NY piuttosto che un diretto Malpensa-NY. Perché è vero, forse è meno comodo, ma sicuramente è più economico. E lei pensa che le logiche degli industriali lombardi siano poi così diverse dalle mie?

 

Allora non è archiviata l’idea di una terza pista?

Di potenziare Malpensa attualmente non c’è necessità. E anche fosse sfruttare al massimo Malpensa non vorrebbe dire nell’immediato fare una terza pista. Detto questo, nell’azione di vari comitati ravviso un atteggiamento NIMBY: potenziate pure, ma non in casa mia. E poi anche il dramma della terza pista vorrei riportarlo alle sue dimensioni reali: mica è un’autostrada una pista di atterraggio e decollo. Si tratta circa di 4 chilometri di strada asfaltata, come impatto complessivo, non molto di più.

 

Si, ma nel bel mezzo del parco del Ticino…

Si, questo è vero, non è certo il massimo che si mangi via una parte del parco ma ribadisco che si tratterebbe di un intervento modesto. Gli aeromobili moderni fanno rotte lunghe, ma non sono necessari quadrigetto, bastano i bireattori, che necessitano di piste meno ingombranti. E poi i confini del parco si possono sempre allargare da un’altra parte.

 

L’unione europea ha stabilito la liberalizzazione dei voli transatlantici e lei ci descrive la nostra politica come paladina dei monopoli?

Attualmente tutti i voli intercontinentali sono monopolistici. Ciascuna compagnia per volare su tratte intercontinentali deve avere l’autorizzazione dei due stati che di comune accordo le danno il permesso. L’unione europea con coraggio e bravura ha deciso di liberalizzare le rotte transatlantiche dal 2008. Avremmo molto da guadagnare da questo provvedimento. La speranza è che si diffonda e che l’Italia chieda di liberalizzare anche altre rotte, soprattutto quelle su India e Cina. Questo farebbe bene all’Italia perché senza dubbio metterebbe una spiana nel fianco ad Air France (ammesso che sia lei a chiudere la trattativa per Alitalia, ndr) costringendola a rendersi più competitiva sul mercato, in buona sostanza cioè ad abbassare i prezzi. La libera concorrenza giova ai passeggeri. Le mani della politica sulle compagnie e i monopoli invece sono dannosi. Alitalia è la dimostrazione. Certo così è più facile per la politica mantenere le proprie clientele.

 

Secondo lei il prossimo governo cambierà posizione sulla vendita di Alitalia a Air France?

Non credo. Perché se Alitalia non vende a Air France fallisce. E deve vendere velocemente anche perché i soldi hanno le loro logiche e quando finiscono non si pagano più gli stipendi.

Ma c’è un problema, anzi due: da un lato Air France ha detto “niente interferenze”, dall’altro è lei stessa a chiedere di essere monopolistica. Sennò perchè mai dovrebbe comprarsi Alitalia? Se non per gli slots e gli elementi di monopolio che ancora conserva? Questo equivale a dire che Air France vuole garanzie che non si liberalizzi. Per questo mi spingo oltre e le dico, paradossalmente, che forse bisogna sperare che Alitalia fallisca, perché in buona sostanza l’unica cosa che chiede Air France è di rallentare la liberalizzazione. Il settore inoltre è in rapida crescita, al contrario di altri, per cui i problemi occupazionali non sarebbero certo drammatici, garantendo qualche normale “paracadute” temporaneo agli addetti.

Eliana Pasquini







Punti di vista

aprile 06, 2008 By: lele Category: Ecoappunti Marzo 2008 No Comments →




Mai come per l’affaire “Alitalia” (e Malpensa) la politica ha parlato senza numeri alla mano, senza ascoltare i tecnici, senza valutare le conseguenze delle proprie parole. Si sono visti padani difendere la romanità di una compagnia aerea decotta, industriali strillare contro il mercato e un governatore lavorare contro il governo. Il contributo di Marco Ponti non esprime la nostra posizione su alcune importanti questioni ma ha il merito di spazzar via molta della propaganda nordista girata in questi mesi.

Red.

Ancora Modifiche Riforma urbanistica

aprile 06, 2008 By: lele Category: Ecoappunti Marzo 2008 No Comments →




La vittoria ambientalista rappresentata dal ritiro del famigerato emendamento 13bis “ammazzaparchi” ha fatto passare in second’ordine le numerose modifiche intervenute alla legge urbanistica regionale (12/2005)

Dalla sua nascita la nuova legge urbanistica è stata modificata ormai quattro volte, e già si dice che non sia finita qui. Per intanto vediamo alcune delle norme che cambiano da subito.

Premettendo che tralasciamo le nuove regole che riguardano nomadi, moschee, aree degradate da “ripulire”, ecc… poiché si tratta di pura propaganda leghista con poche conseguenze concrete, dedichiamo lo spazio a questioni più significative, come ad esempio l’introduzione di tre diversi regimi urbanistici per tre diverse fasce di comuni: quelli sopra i 15.000 abitanti (98 comuni) che sono sottoposti alle regole “normali”, quelli al di sotto dei 2.000 abitanti (656 comuni) che faranno il Piano di governo del territorio (PGT) in forma semplificata (nuovo articolo 10bis) e quelli nella fascia tra 2.000 e 15.000 (792 comuni) che avranno una terza differente normativa. Quest’ultima normativa sarà decisa dalla Giunta regionale, sottraendo inopinatamente al Consiglio la prerogativa di legiferare le regole urbanistiche applicate a più della metà dei comuni lombardi.

Le norme sulla perequazione comunale sono sviluppate maggiormente, introducendo per i comuni l’obbligo di istituire il registro delle cessioni dei diritti edificatori, (art. 11 c. 4) ovvero la base per una sorta di “borsa della cementificazione”.

E’ introdotta la possibilità di perequazione intercomunale, tramite accordi tra due o più comuni (art 11 c. 2bis) e infine, molto opportunamente, il Piano territoriale di coordinamento provinciale (PTCP) può individuare ambiti nei quali la perequazione sovracomunale è quasi obbligatoria (art. 15 c. 7 bis).

Tutti i comuni sono obbligati, in fase di prima approvazione del PGT, ad adottare/approvare con un unico procedimento il documento di piano, il piano delle regole e il piano dei servizi (art. 13 c. 1).

In sede di approvazione del PGT può essere deciso quali piani attuativi sono di competenza del consiglio comunale e quali possono essere approvati dalla sola Giunta, dettaglio piuttosto importante soprattutto per i comuni più grandi (art. 14 c. 13bis).

A seguito di proposte del partito democratico sono state introdotte deroghe per facilitare la realizzazione di edilizia residenziale pubblica nella fase transitoria di attesa dei PGT. Tutto bene, se non fosse che, tra le possibilità, c’è ancora una volta quella di costruire case sulle aree a standard (art. 25 c. 8sexies).

In vista del recupero di aree ex ferroviarie, ora sarà possibile conferire a tali terreni nuovi indici edificatori molto alti: questo, in concreto, consentirà di aumentare le colate di cemento che si solidificheranno nei prossimi anni sul comune di Milano (art. 88 c. 2bis).

I programmi integrati di intervento su aree agricole dismesse sono ulteriormente facilitati: da un lato si impedisce alle Province di regolamentarne in modo più rigido la dismissione, e dall’altro si introduce la autocertificazione della dismissione avvenuta (art. 89 c. 3bis).

Anche una novità positiva: gli insediamenti che sottraggono territorio all’agricoltura pagheranno un contributo di costruzione aumentato dall’1,5 al 5 percento per finanziare interventi di forestazione (art. 43 c. 2bis): è poca cosa, ma il principio è significativo.

E per finire: il comma 4 dell’articolo 15 (ambiti agricoli nel PTCP) è stato parzialmente riscritto con il chiarissimo intento di indebolire la norma.

Evidentemente la proposta di piano territoriale di Pietro Mezzi, assessore al territorio e ai Parchi della Provincia di Milano, con il suo obiettivo di salvaguardare il massimo delle aree agricole, sta dando un po’ di fastidio.

Altre parti della legge 12/2005 sono state modificate. Il nuovo testo coordinato è scaricabile dal sito

Paolo Lozza