Maurizio Baruffi e Enrico Fedrighini sono i consiglieri comuniali verdi a palazzo Marino.
Il provvedimento sull’ecopass appena inaugurato rappresenta un tema estremamente caldo. Pubblichiamo qui il loro contributo.
Piove, governo ladro!. Si può decidere di interpretare così il ruolo dell’opposizione in Consiglio Comunale a Milano. Oppure si può ragionare, liberamente e criticamente, sulla qualità di un provvedimento – il famigerato pedaggio chiamato Ecopass – che si propone di attuare una politica di riduzione dell’inquinamento e di contenimento del traffico in città. Dopo più di dieci anni di criminale inerzia amministrativa di tutti gli enti locali territoriali nella lotta al traffico e allo smog (nonostante i limiti di legge imposti e le ripetute violazioni alle direttive europee previste per tutelare la salute dei cittadini), per la prima volta l’avvio della soluzione dei problemi originati dal traffico privato e dal derivante inquinamento atmosferico non vengono rimossi o affidati alla provvidenza, bensì affrontati con una misura concreta.
Questo, per i Verdi e crediamo anche per tutti i cittadini milanesi, è di per sé una buona notizia. Anche se ad agire è un’amministrazione comunale di colore analogo a quella che nei dieci anni trascorsi non ha fatto nulla in proposito. Anzi, continuando a favorire il disordine speculativo urbanistico con l’accumulo di progetti e funzioni urbane prive di una rete di trasporto pubblico, ha peggiorato la situazione.Piuttosto che niente, meglio piuttosto, ha giustamente scritto il Manifesto. Questo “piuttosto”, secondo il nostro modo di concepire il ruolo dell’opposizione, deve rappresentare un punto di partenza che va incalzato e aggredito in modo continuo, al fine di promuovere effetti utili irreversibili sul sistema complessivo della mobilità urbana.
Alcuni amici della sinistra cosiddetta “radicale” presenti in consiglio affermano, legittimamente, di non credere all’utilità di questo provvedimento, ritenendolo inefficace e iniquo. E propongono misure a loro modo di vedere ben più radicali ed eque, come la chiusura del centro.
La chiusura del centro storico in effetti è uno dei provvedimenti più avanzati presi nelle principali aree urbane europee. Venticinque anni fa, però. A Milano nel 1985, per la precisione. Nel corso degli ultimi decenni alcune cose sono cambiate; il tasso di motorizzazione è notevolmente aumentato e la dispersione su tutto il territorio urbano delle attività economiche ha consigliato l’abbandono della misura (tranne nei piccoli centri) per due ragioni sostanziali: l’eccessivo elenco di deroghe e permessi necessari per consentire ai veicoli commerciali e dei residenti l’accesso all’area e la sostanziale ininfluenza del provvedimento di chiusura sul resto della città. Un effetto originato dalla chiusura di aree centrali è indubbio: l’aumento esponenziale del valore immobiliare delle più pregiate aree urbane, trasformate in isole felici; obiettivo che però stentiamo a inserire nell’agenda delle cose da fare “di sinistra”.
La fiscalità ambientale introdotta con Ecopass, secondo il principio “chi più inquina paga”, produce effetti sul sistema economico del commercio e della distribuzione: ora che l’inquinamento prodotto non è più un problema da “esternalizzare”, scaricandolo sulla città e sui nostri polmoni, bensì un “costo” economico / sociale che l’impresa è costretta a inserire in bilancio, ecco che Poste Italiane annuncia la riconversione ai veicoli elettrici e le società di autonoleggio puntano sugli ibridi a Milano come progetto pilota. Per i polmoni dei milanesi, anche queste non sono cattive notizie.
La scommessa Ecopass sta in piedi a determinate condizioni, che noi Verdi abbiamo da subito posto come elementi sui quali misurare l’efficacia del provvedimento: ogni centesimo incamerato va investito sul trasporto pubblico, sulle corsie riservate, sui percorsi ciclabili e sulla riduzione delle fonti inquinanti. Occorre un costante controllo politico e sociale su questo, affinchè l’aumento dei passeggeri che dal 2 gennaio affollano le già sature linee della metropolitana e i mezzi di superficie sia solo l’inizio e altri cittadini, milanesi e dell’hinterland si convertano al trasporto pubblico. Occorre trasparenza sui dati del traffico e dell’inquinamento, sull’aumento reale di offerta del trasporto pubblico nell’area metropolitana, sui costi e sui ricavi della operazione Ecopass, sulle responsabilità di chi ha causato gravi errori nel sistema informativo e gestionale dell’Ecopass.
Non è tutto oro quel che luccica, ma prestare il fianco alla campagna orchestrata dal partito dell’automobile a tutti i costi è un errore imperdonabile.
Maurizio Baruffi, Enrico Fedrighini, consiglieri comunali dei Verdi a Milano
Segnaliamo anche una interessante iniziativa di David Orban la mappa su googlemaps della zona interessata dal provvedimento. L’invito e’ a contribuire con le segnalazioni dei varchi.
Possibile che in Comune a Milano nessuno conosca googlemaps